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Welfare Jazz (Viagra Boys, 2021)

Ascoltare Welfare Jazz degli svedesi Viagra Boys è un piacere. Partiamo da questo giudizio immediato, quasi tranchant, nel nostro racconto. Sì, perché Sebastian Murphy e soci sembrano averne fatta di strada rispetto agli esordi di Street Worms (2018), maturando un sound più complesso, personale e, sebbene ancora irriverente quanto basta, degno di essere preso sul serio. Non stupisce, a questo proposito l’attenzione di cui sta godendo anche alle nostre latitudini Welfare Jazz, uscito l’8 gennaio, quasi a inaugurare il 2021 rock’n’roll. Noi ve li avevamo già presentati qui.

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Basta guardare (ma soprattutto ascoltare) con attenzione questi due video per capire l’evoluzione della band. Sports fa parte di Street Worms, mentre Ain’t Nice è uno dei singoli estratti da Welfare Jazz. Ve li proponiamo in sequenza.

A parte il simpatico Murphy, che sembra gradire più le birre che le magliette, sempre protagonista dei video, sembrano passi avanti importanti quelli che il nutrito drappello di Stoccolma riesce a compiere da un disco all’altro: il terreno di gioco è sempre un post-punk/garage rock istintivo e sincero. Il livello di raffinatezza cambia. E il disco uscito pochi giorni fa, in questo senso, è una sorpresa: pur entrando di diritto nel filone post-punk (definizione un po’ pigra, ma tant’è) ci offre un’interpretazione ben diversa dai gruppi che hanno scandito il 2020 e che hanno iniziato prepotentemente a caratterizzare anche questo 2021 (sì, degli Shame scriveremo presto…).

Dunque, in Welfare Jazz – che per quanto ci riguarda è assolutamente promosso – ritroviamo il singolo introduttivo catchy abbastanza da essere canticchiato (Ain’t Nice), ma anche quello che ti fa muovere il piedino (Creatures, video qui sotto). Il pezzo riuscitissimo, da dancefloor rock (Girls & Boys) e l’improbabile omaggio country (In Spite of Ourselves) cantato insieme a Amy Taylor degli Amyl And The Snifflers.

Attenzione, però, al resto dell’album, sorprendentemente vario e ricco dal punto di vista strumentale, con un utilizzo sapiente del sax che dà un tocco molto personale al disco. Ci hanno molto colpito Into The Sun, che strizza l’occhio alla psichedelia, così come l’aggressiva Toad, che inizia con una parte parlata e si addentra con più convinzione nel punk vero e proprio, guardando – chissà quanto volontariamente – al passato. A livello di scrittura, rispetto al passato c’è una maggiore attenzione a tematiche introspettive, come il rapporto con le droghe o la fine di una relazione, ha raccontato Murphy.

Sorprendente è la parola che associamo a Welfare Jazz dei Viagra Boys. E cominciare l’anno con una sorpresa, di questi tempi, è tanta roba.

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