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Quindici anni di Arctic Monkeys

‘Whatever People Say I Am, That’s What I Am Not’, disco d’esordio degli Arctic Monkeys, compie oggi (23 gennaio) quindici anni. Qualche giorno fa Alex Turner, frontman e anima della band, ha compiuto 35 anni. Piccolo particolare, i componenti della crew di IndiExplosion sono più o meno coetanei di Alex e gli Arctic Monkeys, oltre ad aver avuto un ruolo fondamentale nella storia recente dell’indie-rock, ci hanno letteralmente fatto compagnia nella nostra trasformazione da sbarbatelli a ‘vecchi giovani’.

‘Whatever People Say I Am, That’s What I Am Not’ venne fuori, letteralmente dal nulla. Sì, perché nell’ormai lontano 2006 l’internet agli albori (YouTube esisteva da un anno, non più) era un terreno quasi inesplorato. Quanto meno, le sue potenzialità non erano prevedibili. In ambito musicale, in pochi pensavano che la viralità (parola allora sconosciuta, almeno con questa accezione) potesse far saltare a piè pari quella gavetta che tutte le band agli albori dovevano affrontare prima di sfondare.

Invece, soprattutto MySpace (buonanima!) fece il miracolo: quattro ragazzi giovanissimi, sfrontati e molto, molto talentuosi portarono al successo un disco dal nome lunghissimo e difficile da ricordare fuori dal Regno Unito quasi soltanto grazie alla notorietà acquisita con il passaparola virtuale. Non stiamo qui a riportare i dati di vendita del disco, ma furono record su record, il più importante dei quali è quello – tuttora imbattuto – di copie vendute nella prima settimana per un album di debutto.

L’importanza dei primi quattordici anni con gli Arctic Monkeys

Alex Turner, Matt Helders, Jamie Cook e Andy Nicholson avrebbero, da quel momento, contribuito a indirizzare la scena indie-rock, britannica e non solo. In un primo momento con un rock’n’roll che valorizzava in modo unico istintività, temperamento e spirito adolescenziale con una maturità forse mai vista per ragazzi di quell’età, a livello musicale così come di lyrics. Caratteristica, quest’ultima, che sarebbe emersa con grande vigore negli album successivi, a cominciare da Favourite Worst Nightmare, uscito l’anno successivo come ideale continuazione di ‘Whatever People Say…’, ma come sfrontata dichiarazione d’intenti. Con un messaggio inequivocabile: non siamo qui per vendere dischi ma per cambiare il rock’n’roll.

Il titolo di quel disco è l’adattamento di una frase contenuta in Saturday Night Sunday Morning, romanzo di Alan Sillitoe pubblicato nel 1958. Altro ‘piccolo particolare’, anche gli Smiths negli anni ’80 citarono in There’s A Light That Never Goes Out il romanzo. Coincidenze o no, entrambe le band hanno finito per segnare un’epoca di indie-rock rappresentando in modi diversi ma ugualmente significativi quella ‘Cool Britannia’ così apprezzata in tutto il mondo perché contiene, nei testi e nelle atmosfere che riesce a creare, quelle incredibili contraddizioni di un’isola magica per tutti gli amanti del rock’n’roll.

Gli innumerevoli ascolti di ‘Whatever People Say I Am, That’s What I Am Not’ (di diritto nella immaginaria top ten dei migliori album post-2000) hanno inciso in maniera decisiva nella nostra passione. Quella passione che ci portò, proprio in quegli anni, a dar vita a una web radio prima e a un blog subito dopo. Il luogo dove vi trovate ora è discendente diretto di quelle magnifiche esperienze. Senza gli Arctic Monkeys – che con il passare degli anni avrebbero continuato a mostrare doti fuori dal comune, evolvendosi con coraggio e una inscalfibile self-confidence – tutto questo, probabilmente, non ci sarebbe.

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